Overture, ringraziamenti e confessioni

Ringraziamenti-cavallino

Premessa, è un post lungo, forse il più lungo che abbia mai scritto e lo sto facendo col cuore, sapendo che a breve cadrà anche qualche lacrima. Non siete costretti a leggerlo. Ma se volete sapere chi sono e come sono giunto a questo punto, vi consiglio di leggerlo tutto con calma e con il dovuto rispetto, perché vi sto aprendo la stanza più segreta e intima.

Dunque.

Arriva per tutti il momento di afferrare il timone e sferzare un colpo per cambiare rotta. Forse potete immaginare la paura che si può provare quanto vi trovate in pieno oceano in mezzo alla tempesta. Quando a 18 anni ho scelto di andare a vivere a Milano, ho scelto di partire in treno e ho vissuto fisicamente la sensazione di essere strappato via dalla Sicilia. Guardavo i fichi d’india abbarbicati tra le rocce delle colline e pensavo «Loro resistono lassù senza acqua, posso resistere anche io lassù al nord senza la mia terra». Ce l’ho fatta, ho cambiato diversi lavori,ho comprato casa, ho vinto le mie partite. Finché a 27 anni ho scelto di tornare a Palermo per aiutare i miei in casa editrice e ho trovato un nuovo me stesso. Adesso ho la ferma convinzione che davvero volere è potere. Lasciare Milano è stato uno strappo al cuore, ho ancora la cicatrice fresca nonostante siano passati molti anni.

Qui ho fatto grandi cose, tra successi e insuccessi, ho levigato la mia identità professionale, ho scelto una linea di condotta editoriale, ho scolpito uno stile che prescindeva dal mero business dell’editoria che ahimè inquina sempre più questo mercato, peraltro trasmettendo erroneamente che sia un lavoro che rende parecchi soldi. Molti mi danno del romantico, alcuni mi definiscono il social editore, quello che c’ha messo la faccia e il cuore. È vero. Credo che questo sia il mio tratto distintivo. Nei miei brief parto dalla soddisfazione del cliente per definire poi il prodotto; il budget è solo una conseguenza necessaria per raggiungere l’obiettivo primario, la soddisfazione del cliente appunto. Insomma, a 37 anni ho scelto nuovamente di cambiare non rotta ma imbarcazione. Si chiama Flacowski, è piccola, leggera, molto agile, posso portare pochi passeggeri a bordo e questa è la sua virtù: l’agilità.

Pochi giorni dopo essermi dimesso dalla casa editrice, era più o meno marzo 2017 ed ero già seduto al computer col caro amico Marcello Tortorici che mi consigliava saggiamente e con cui ho disegnato il logo  (ha fotografato e vettorializzato il cavallo di legno dell’immagine di copertina), definito il contratto di edizione di Flacowski, simulato la gestione dei progetti di crowdfunding e bevuto tante ma birre. Giuro che nessuno avrebbe fatto meglio di te, Marci, grazie. Mille di queste birre! Ma, visto che stanno partendo i ringraziamenti, devo prima di tutto dire grazie a mio padre Dario Flaccovio per avermi insegnato a trovare me stesso in lui, nella sua capacità di guardare oltre, di prevedere, di fiutare il profumo prima che l’odore sia giunto agli altri, e a mia madre Marisa Dolcemascolo per avermi insegnato tutto quello che oggi so sull’arte dell’editoria. Pochi lo sanno ma dietro la casa editrice c’è lei a tenere le redini. Mio padre è soltanto (soltanto si fa per dire) il talent scout.

Un immenso grazie va a quella che io chiamo base della piramide della Dario Flaccovio Editore, senza cui la punta sarebbe solo una pietra piramidale poggiata sulla sabbia: il team. Raffaella Catalano (ufficio stampa, ma possiamo dire anche direttrice editoriale e sensibilissima creativa), Daniela Radicini (la contabile, praticamente mi ha visto nascere, una zia), Marco Lavore (commerciale, compagno di mille viaggi, grande decision maker), Francesco Amato (ufficio ordini, simpatia, bontà e dedizione, non ci sono altre parole), Silvana Provenzano (impaginatrice, le dita più veloci che abbia mai visto, avete mai visto una tastiera fumare? Io sì), Sabina Priulla (impaginatrice, stratega e amica, grandi progetti insieme), Alessia Di Giovanni (editor nazigrammar, anche lei grande stratega e dolcissima persona), Alessia Vinci (grafica, anche compagna di vita per un periodo, la sua preziosità sta nel suo essere un diamante grezzo), Daniele Sabatucci (segretario, non lavora più in DF ma in quel periodo è stato un paziente compagno di avventure), Marilisa Dones (editor e spalla quando ho creato la collana Web Book, grande persona veramente, ha lasciato la casa editrice anni fa ma è rimasta nel cuore di tutti e nella storia), Carlo Compagno (web master, praticamente digitalmente siamo cresciuti insieme, problem solving e creatività incredibile), e anche le ultime arrivate Floriana Giambarresi (Content Strategist, cara amica e saggissima, saggissima professionista) e Giorgia Poppy Teresi (event manager, affabile e dolcissima persona e grande amante di buona musica come me). Mi mancate tutti tantissimo e vi sogno spesso e vi chiedo scusa per avervi abbandonato ma sentivo che la mia strada era altrove. Diceva Cesare Pavese che “molti paesi vuol dire nessuno”. Evidentemente sono un animale semi-stanziale, non riesco a star fermo in un posto per più di dieci anni. Mi avete davvero insegnato tutto voi. Se io sono quello che sono, è tutto merito vostro. Un governo è come un’azienda e un’azienda è come una famiglia e la Dario Flaccovio Editore è una famiglia a tutti gli effetti, capitanata da un padre e una madre. E io sono fiero d’aver fatto parte della vostra famiglia.

A proposito di famiglia, mio fratello Eugenio, non lo conoscete? È quel pazzo che ha creato il metodo del Farmacista Vincente e insegna ai farmacisti a liberarsi dalle ragnatele del passato. Io e te da piccoli leggevamo Millionaire insieme e inventavamo continuamente aziende ipotetiche, progetti fantasmagorici. Mi hai insegnato, fin da piccolo, il valore della competizione costruttiva e dello stacanovismo. Non te l’ho detto mai: in Gattaca, film di fantascienza, c’è una scena che mi fa sempre emozionare e che per me vale tutto il film. Due fratelli fanno un gioco rituale: nuotano fino a largo senza mai fermarsi, chi si ferma per paura o stanchezza perde. Ecco, tu hai vinto e vincerai sempre. Grazie, fratello mio, continua a nuotare che io ti sto dietro. Tra parentesi, se so giocare a scacchi, è solo merito tuo.

Ripercorrendo la storia, due donne mi sono state molto vicine anche se a distanza, con numerosissime telefonate e chat notturne interminabili. Una è Carlotta Silvestrini. Grandissimo amore ci unisce, e tanta stima che potete tagliarla a fette. Grazie, amica mia, insostituibile consigliera, non ti abbraccerò mai abbastanza, se non ti sento almeno una volta al mese sto male. E Silvia Signoretti, mi sei stata accanto come una sorella, di più, credo sia stato un amore platonico il nostro, mi hai aperto gli occhi più volte, mi hai fermato, mi hai spinto, mi hai sostenuto. Un angelo, insostituibile. Grazie! Parlavo proprio con te al telefono poco prima che entrassi in uno degli appuntamenti più importanti della mia vita, a Milano, presso il Gruppo Mauri Spagnol. E proprio davanti al portone, mi arrivò un messaggio del Tagliaerbe, il mitico Davide Pozzi. Gli ho spiegato cosa stessi per fare, ero terrorizzato e lui «Non credo tu debba temere nessuno, penso che ti troverai a parlare con persone con molta meno competenza e idee di te». Avevi ragione, Davide quando mi sono seduto a quel tavolo, ragazzi, ho imparato davvero tanto ma mi sono sentito all’altezza di quei draghi. E non ti dimenticare che è scritto nel destino: io e te pubblicheremo un libro insieme. E si intitolerà “Non scriverò mai un libro di web marketing perché non serve a niente”.

Quella in Mauri Spagnol è stata una delle riunioni più lunghe e affascinanti della mia vita. Avevo accanto un tempio sacro, Enzo Mauri, e davanti Marcella Meciani, direttrice editoriale, persona squisita, e altri capoccia intorno. A voi va un grazie per la fiducia e per avermi accolto. Peccato che non siate stati abbastanza veloci nel capire che il mio progetto poteva sposarsi con il vostro gruppo editoriale. Quando mi avete dato l’OK, era troppo tardi per me. Ho rischiato di diventare vostro direttore editoriale ma sono davvero felice che questo non sia accaduto. Mi avete insegnato tanto. Soprattutto una legge che ho scolpito nella mente: se si vuol diventare mastodonti, bisogna accollarsi il rischio di essere pesanti e lenti, lavorando su programmazioni a lunghissimo raggio. Più alto sei, più lontano devi guardare. Se non sei in grado, rimani piccolo. Se sei in grado, dimenticati le scelte last minute. È così. Questa foto l’ho scattata mentre aspettavo, con le mani sudaticce…

Casa Editrice Mauri Spagnol

Nel frattempo due amici mi hanno sostenuto moralmente con la loro ormai nota positività e simpatia: Skande e Rudy. Grazie sempre di essermi sempre vicini. Ci sono rapporti che segnano e insegnano durando nel tempo, il nostro è uno di questi. La lucidità di Riccardo e la gioia di Rudy sono, lo sosterrò sempre, terapeutici medicamenti per l’anima.

Ora devo ringraziare Benedetto Motisi, grande amico, io e te abbiamo molti legami . Vi siete chiesti il perché del nome Flacowski? È colpa di Benedetto e di Anna Le Rose, una delle più brave web writer d’Italia e mia carissima amica. Entrambi, pur senza conoscersi, mi hanno affibbiato il soprannome di Flacowski per i miei rocamboleschi racconti notturni… un po’ bukowskiani. Quando ho deciso di aprire la mia casa editrice sapevo di non potermi più chiamare Flaccovio perché inevitabilmente avrei creato confusione con la casa editrice in cui ho lavorato in passato. Dovevo scegliere un nuovo cognome per il mio personal branding, che non fosse troppo lontano da quello reale, storpiato, per rimanere riconoscibile. Il collegamento al soprannome degli amici Ben e Anna è stato immediato. D’ora in poi, per favore, chiamatemi Enrico Flacowski. Ho scelto di partire con pubblicazioni di comunicazione e marketing e il mio nome aveva un sound parecchio polacco. Il collegamento agli scacchi è stato altrettanto immediato. Il cavallo è il mio pezzo preferito perché esce fuori dagli schemi, si muove a L, in modo imprevedibile, ed è a mio parere il pezzo più strategico e fico della scacchiera. Non tollero molto i logo con gli animali ma questo non è un animale, è un cavaliere (io) che protegge il re e la regina (voi). Solo dopo mi sono accorto che ricorda il logo di un importante editore americano, ma chi se ne frega, pochi di voi sapranno chi è. Per me è più importante che ricordi il logo della Chess Record, la casa discografica che ha cambiato la storia della musica con autori come Willie Dixon, Howlin Wolf, Muddy Waters. Chuck Berry, uomini che non solo hanno influenzato i migliori musicisti della storia (Hendrix, Clapton e Page, per dirne giusto tre) ma hanno permesso ai neri di ballare con i bianchi, hanno cambiato la storia.

logo chess record

E grazie ad Andrea Alfieri che è tornato a me con questo libro machiavellico che ho visto nascere fin dagli albori e di cui sono stato inizialmente editor prima che editore. Andrea, sei una persona fottutamente energica, a volte mi fai paura, davvero. Grazie per la fiducia e per la Redbull psicologica che mi inietti sempre attraverso le orecchie quando ci sentiamo.

Poi una notte mi arriva una connessione LinkedIn confermata: Alberto Giusti. In una chat notturna, tra le 2 e le 3 di notte, mi hai insegnato un universo sul crowdfunding. Te lo dico qui, pubblicamente: quando vorrai pubblicare con me, sarò l’uomo più felice della terra. Sarebbe un grandissimo onore lavorare al tuo fianco. Grazie maestro!

Dimenticavo il sito. Carlo Cini è stato un ottimo consigliere, abbiamo basato tutto il sito su cui adesso state leggendo. Grazie, Carlo, per avermi capito sempre al volo e per avermi spiegato ogni dettaglio in modo esemplare. Poi venne Emanuele Ferrabò (Algoritma) e creò l’e-commerce. La sezione di crowdfunding è tutta merito tuo e del tuo prode Enrico Borsoi! Grazie Ema, ti ripeto ciò che ti dissi quando abbiamo iniziato ai tempi il restyling del sito della Dario Flaccovio: abbiamo ancora un sacco di progetti da mettere su io e te! Grazie per aver sedato le mie paure e per aver reso possibile il funzionamento di questo sito.

In tutti questi mesi c’è stata una persona che mi ha spacciato buona musica quando ne avevo bisogno. Nelle domeniche assolate d’agosto o in quelle buie d’ottobre. Lei c’era sempre. Hai fatto tanto che alla fine m’hai fatto innamorare, maledetta! Grazie Claudia per tutto il tuo sostegno e per la tua incredibile saggezza e per la serenità che sai infondermi. Se questo sito è più ordinato, se la mia vita è più ordinata, se i miei capelli sono più ordinati, è solo grazie a te. Lo disse anche Lando Buzzanca in un’intervista: metà del successo di un uomo è data dalla donna che ha al fianco. Con te vinco facile <3

E infine grazie a voi tutti, amici, lettori, nemici, ex-autori, concorrenti, tutti. Grazie perché è per voi che io mi appassiono. È per voi che questo lavoro non è solo mero calcolo di preventivi e ROI. So che sarete parte attiva, veri e propri azionisti del progetto Flacowski. Grazie!

Ora montiamo a cavallo, si parte!

Enrico Flaccovio
Part time editore, part time digital strategist e full time sognatore. Ha fondato Flacowski perché si era stancato dell'editoria tradizionale.

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